Link | categoria:parole, pensieri, vicolo corto
Avrei voluto indossare qualcosa di consono, che fosse un filo più adatto, non certo l'abito della festa , ma nemmeno presentarmi così disadorno di parole. Sa il cielo. e qualcun altro forse, quanto ci tenevo, ma è sempre così, è nell'essenza dei progetti morire un poco prima.
Coltivo qualche scusa e mi adombro un filo, asciugo le mani, cerco un bicchiere, travalico un istante d'imbarazzo e subito mi scuoto inventando qualche avverbio
Sono per un attimo. La pausa di parole tra le dita che riacciuffa un pensiero, l'aquilone che strattona il filo per fuggire nel vento, il pacco coi regali controllato all'entrata l'ultimo appiglio per non esser scordati.
Passeggiavo lentamente tagliando gli angoli, costruivo una scia incapace di creare una trama, di certo avrei voluto che fosse, ma non oggi che ho altro da fare.
L'eccessiva importanza agli anni inutili è il tributo pagato al miracolo.
Il valore collettivo che declina la responsabilità di chi ha speso tempo ad accumulare speranze.
Fuggo, un attimo prima di decidere e attutisco l'impatto legalizzando il disgusto.
Vivo di un socchiudersi per timore di spalancarmi, ne ricerco le cause e ripiego dietro gli angoli di un carattere schivo.
..e questa gentilezza che non appartiene alla primavera rigetta il suo fare melenso.. resto a sbirciare i miei guai, piccolezze. nel fondo di parole che si infrangono.
Ti ho rincorso solo per guardarti da vicino, non avevo nulla da darti, nemmeno una scusa
..ho un malessere da solaio, sono troppo impolverato..desidero un recapito che non diventi un soggiorno.
Questa opulenza che esalta gli appetiti facendoci sentire insaziabili..
Rimodello il mio presente tradendolo ogni giorno. Inghiottendo tutto quello che non posso proiettare, mi convinco di metabolizzzare il futuro. Vivo non appartenendo, come se avessi compreso il valore del distacco, come se il vacuo mi proteggesse dal nulla.