venerdì, 02 maggio 2008
Parlare del libro come oggetto e prodotto globale di un percorso fa sicuramente parte di una comunicazione non solo più ampia, ma più fruibile. Lavorare anche con le spiegazioni dell'assemblaggio è in un certo qual modo, artigianalizzare la storia e il percorso dell'autore. Dar modo al lettore di impossesarsi delle  note, come partecipazione al gesto creativo, la famosa scatola degli attrezzi dove curiosare dentro insieme. La nota che torna ad essere condivisione di un appunto, di un procedimento mentale che investa anche il lettore donandogli non solo un chiarimento, ma una responsabilità, quella della coscienza dell'apprendimento. Solo dopo questo si può decidere cosa leggere e cosa no, perchè sinceramente, mi sono stancato di sentire che la poesia è in crisi, i dibattiti sulla mercificazione dell'editoria etcc..in crisi è la figura del lettore che spesso ha smarrito gli strumenti del giudizio, ha perduto le linee guida, essendo stato depredato della sensibilità del giudizio. Complici di questo misfatto siamo noi che abbiamo abbandonato le nostre produzioni che abbiamo semplicemente evacuato l'opera senza accompagnarla con un fare, con un agire, nascondendoci dietro il dito dell'inesistenza della critica, della mancanza dei luoghi di ascolto, dell'affollamento del mercato, come se noi facessimo prodotti destinati al mercato e non dedicati alla bellezza.
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venerdì, 11 aprile 2008

Qual'è oggi la materia della poesia?  Se è vero, come credo e come sosteneva tra gli altri Cristina Campo che viviamo il tempo della perdita, come accade il nostro darsi nel gesto poetico? Poesia come atteggiamento, poesia come strumento per concepire bellezza, vivere in sintonia con il verso è un approccio possible all'esistenza o è un tepore di un sole morente? Solo cercando di rispondere a queste domande possiamo rintracciare gli strumenti per rispondere alla nostra necessità.  Il tempo della perdità è un tempo forzatamente inattuale, perchè è l'epoca dei sempre e degli ovunque, perchè è il decorso degli addii, la metamorfosi degli abbandoni, lavorare con le assenze..forse, ma non basta, credo che oggi più che mai si debba fare con la partecipazione, costruire con l'implicito dichiarando: sono stato, almeno così si giustifica l'essere postumi alla contemporaneità...

un caro saluto

venerdì, 15 febbraio 2008
Siamo disaggregati, nascosti dietro giustificazioni di differenze, abbiamo perso il retaggio creativo dei movimenti. Gestiamo il gesto artistico in solitudine, l’estemporaneità della condivisione è preclusa, l’immediatezza, nella qual cultura crediamo di vivere, è in realtà un confezionamento, una porta sbarrata verso le uscite. Viviamo in una marginalità autoimposta e crediamo di esserci stati relegati. Fenomeni condivisi nascono da espressioni condivise. Il recupero del laboratorio, dell’officina, dello sviluppo collettivo. Le parole, prima di essere tradotte nel senso, vanno ascoltate nel suono ed espresso nel loro carattere corale. Produrre forme, ma non circuiti è un esercizio inutile: è l’incapacità dell’arte di mettersi in viaggio.
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mercoledì, 03 ottobre 2007

io non tendo alla perfezione, prospettiva dell'arte è fuggire dall'oggetto assoluto

estetica delle forme è solo rintracciare imitando

lo spazio possibile del verso è dischiudersi in una descrizione

socchiudere per preservare da un fraintendimento è rivestire sillabe di un alterità che non possiedono

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