martedì, 15 maggio 2007
Nell'immobilità di quest'aria sono rimasto a osservare le tue gambe pigre, incuranti del futuro, affacciarsi dallo spigolo del letto, quello sinistro, quello stretto destinato alle contusioni. Nella bellezza del tuo sonno, che è quella di tutti i sonni delle persone tranquille, hai scansato il pericolo di un pelo e ho pensato: meno male che non è successo, che non hai sbattuto. Forse non avevo voglia di leccarti le ferite o non volevo accettare di rompere l'incanto per un piccolo incidente.
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venerdì, 23 marzo 2007

..non soppeso le parole, mi fido troppo di loro, le lascio fluire, le ho sempre immaginate libere . Guardo il malriuscito di me e lo trovo così spoglio di significato che se avessi più tempo potrei perfino dolermene, leggo libri gialli, lì in fondo le cose vanno a posto. Oscillo piano sulla sedia mentre incanalo pensieri in versi troppo indegni per esser ricordati…e chissà chi sarà l’assassino, tutti credono che sia così importante scoprirlo, personalmente non me ne frega niente, amo di più le congetture, le necessità spesso mi fanno inorridire. In fondo lì le cose vanno a posto, qualcuno a cui addossare la colpa si trova, anche se non sempre vincono i buoni.

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giovedì, 08 marzo 2007
Si affacciava sulla piazza, si faceva la fila, con le tasche piene di molto meno e gli autobus presi al volo. Si girava l'angolo e mancava ancora un eternità, sudavano le mani anche in quelle mattine grigie, quelle stropicciate negli occhi e nella vita. Si affrettava il passo e sembrava si spostasse, l'unico spazio che all'uomo è concesso: tutto quel vuoto che manca all'adesso.
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sabato, 03 marzo 2007
...all'inizio non ci siamo confessati nulla, abbiamo solo cercato di affacciarci dal balcone, con prudenza senza sporgersi, senza convinzioni di volare.  Abbiamo cercato di buttar fuori quelle parole che spesso abbisognano d'aria, quelle vecchie che sanno di muffa e di appunti. Cercando all'inizio di coglierci di sorpresa, abbiamo minimizzato la vita che correva giù in strada, poi rifugiandoci come sempre tra le braccia calde di tutti i monosilllabi, rispolverando rancori e bugie con il naso all'in sù, ci siamo trovati a misurare quella distanza dal cielo e nell'abbozzo di un sorriso abbiamo supplicato tutte le incertezze del mondo e avremmo forse anche ringraziato, se  non fosse stato per il timore di essere ascoltati.
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sabato, 03 febbraio 2007

Arrivano le cose di un ritardo, in una bolla di speranza trascinano l’amaro del fondo e la fortuna che chiede perdono di errori, gioca con l’aria che reclama qualche paura senza nome.

 

 Con la stessa forza delle richieste inascoltate di un  cuore stropicciato, le canzoni scritte, che confondono la disperazione col sorriso, restano tra le dita e tra le note disarmate da un eccesso di avverbi e di bugie.

 E’ adesso e non ce ne siamo accorti del tempo che manca per guarire. Con tutti quegli istanti che abbiamo messo al muro, coi vestiti troppo grandi in un eccesso di abbondanza ci siamo dedicati troppo a quella colpa che è diventata menzogna. E non si tratta di tempo, di finali a sorpresa, ma di ricordi che per farsi belli hanno indossato la giacca, un ricamo dove si intravede quel silenzio che macchia di disordine un respiro profondo. Un segreto inventato solo per sé, per augurasi un buongiorno dove non prendersi a calci con parole feroci.

 

Poi cerchiamo con i segni del possibile in questo tempo che rimbalza a cui rendiamo conto per staccarci da questa morsa di gelo

 

In questo cielo che si sgranchisce le gambe

Le parole tese e l’inutilità delle frasi spese

Guadagnano orizzonti immeritati

Strappandoli al  vento

 

E in prestito a un ansia che uccide

Osservo la tua bellezza regina

 fuori fuoco, fuori campo

distillare arroganza

un po’ più in là dove quasi non si vede

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sabato, 20 gennaio 2007

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accompagno il ricordo di ogni ospite come transito di vita..e soggiorno un po' sopra questa presenza mutevole, che parla del passato accarezzandomi la mano..in fondo è stato detto tutto quello che vorrei e nello spazio ristretto dai sogni resta un ritratto imperfetto di Morgana e tutte le sue manie..in quella sfumatura pallida di ogni ritorno, in quell'istante brevissimo dove dimorano gli uomini posso dire sono stato.

mercoledì, 04 ottobre 2006

Cambiare editore è cambiare casa, una sorta di trasloco senza sudore, ma con molta fatica. Come il primo bacio, non si scorderà mai chi ti ha messo nello scaffale di qualche libreria del centro. Spesso si attribuisce all'editoria, così detta minore, la scarsa visibilità di un'opera, ma l'altra faccia della medaglia rivela problemi più complessi, che rivestono il disinteresse per una letteratura che si etichetta emergente, ma sarebbe più corretto definire in emergenza. I progetti ci sarebbero anche, l'impegno pure, la volontà di creare sinergie invece viene sempre meno, per l'arroganza di chi crede di eleggersi a vate per aver scritto 4 versi. Siamo tutti carta da macero, quattro gatti ai reading, ma non sappiamo smettere di scarabocchiare su carta e ogni tanto incontriamo qualcuno che cammina per un pezzo di strada con noi..il santo protettore degli ubriachi è senza dubbio parente di quello degli scrittori. Un grazie ad Orizzonti per tutto quello che ha fatto per me e un augurio a Lieto Colle che mi supporterà in questa parte del viaggio.  

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venerdì, 01 settembre 2006
Potremmo. Andare più piano, scriverci lettere d'amore, o rimanere così in una carezza sospesa, ingarbugliati di pretese, aggrovigliati di speranze. Come se potessimo scendere e semplicemente rimanere, così depurati dall'ansia di ogni, fare dal timore di ogni agire. Potremmo. Guardarci le mani e rintracciarne la vita, nei segni di quello che non abbiamo afferrato, nelle vene sporgenti, quelle che non abbiamo consumato.. e il resto..il resto sono storie di unghie, smangiucchiate dal terrore del ritardo, perchè in fondo solo la paura di non essere arrivati in tempo corrode le speranze sbiadisce la vita...
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mercoledì, 30 agosto 2006

Sono sempre quelle strade lì, le stesse dei tuoi passi e gli angoli con sempre meno sorprese. Gli stessi odori da mercato, il sudore di chi non ha coraggio di cambiare e si convince di non poterlo fare...e come è buffo starti a guardare da quei quattro quarti di distanza e immaginare che mi diverto ancora nel tuo sbuffo da massaia, per i sorrisi regalati con una certa non curanza, che si allontana poco a poco sino a diventare timidezza.

In questo catino dove ci incontriamo sempre senza vederci più, non è rimasta neanche l'illusione di un dedalo di vie per evitare di incrociarsi, come fossimo rinchiusi in una storia di carta, di strappi e manie.

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venerdì, 14 luglio 2006

Ci sono sempre dentro tutti in queste parole accoccolate in gola, ogni tanto qualcuno viene fuori, dice la sua, sputa sentenze, poi si rifugia mendicando dignità in un nuovo silenzio da protrarre nel tempo. Altri ti solleticano a scrivere verbi grezzi per sentirsi meno soli, imperativi audaci buoni solo da ostentare nell' alta società.

...e così a volte mi perdo, avvinghiato a qualche crampo vagabondo, con l'entusiasmo dei principianti smarrito in qualche anfratto, restando a guardare questo affollato momento che fugge e rimanda soltanto le voci del vento, il riflesso di queste facce pallide, lo schermo dove proiettano i sogni.

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