..non soppeso le parole, mi fido troppo di loro, le lascio fluire, le ho sempre immaginate libere . Guardo il malriuscito di me e lo trovo così spoglio di significato che se avessi più tempo potrei perfino dolermene, leggo libri gialli, lì in fondo le cose vanno a posto. Oscillo piano sulla sedia mentre incanalo pensieri in versi troppo indegni per esser ricordati…e chissà chi sarà l’assassino, tutti credono che sia così importante scoprirlo, personalmente non me ne frega niente, amo di più le congetture, le necessità spesso mi fanno inorridire. In fondo lì le cose vanno a posto, qualcuno a cui addossare la colpa si trova, anche se non sempre vincono i buoni.
Arrivano le cose di un ritardo, in una bolla di speranza trascinano l’amaro del fondo e la fortuna che chiede perdono di errori, gioca con l’aria che reclama qualche paura senza nome.
Con la stessa forza delle richieste inascoltate di un cuore stropicciato, le canzoni scritte, che confondono la disperazione col sorriso, restano tra le dita e tra le note disarmate da un eccesso di avverbi e di bugie.
E’ adesso e non ce ne siamo accorti del tempo che manca per guarire. Con tutti quegli istanti che abbiamo messo al muro, coi vestiti troppo grandi in un eccesso di abbondanza ci siamo dedicati troppo a quella colpa che è diventata menzogna. E non si tratta di tempo, di finali a sorpresa, ma di ricordi che per farsi belli hanno indossato la giacca, un ricamo dove si intravede quel silenzio che macchia di disordine un respiro profondo. Un segreto inventato solo per sé, per augurasi un buongiorno dove non prendersi a calci con parole feroci.
Poi cerchiamo con i segni del possibile in questo tempo che rimbalza a cui rendiamo conto per staccarci da questa morsa di gelo
In questo cielo che si sgranchisce le gambe
Le parole tese e l’inutilità delle frasi spese
Guadagnano orizzonti immeritati
Strappandoli al vento
E in prestito a un ansia che uccide
Osservo la tua bellezza regina
fuori fuoco, fuori campo
distillare arroganza
un po’ più in là dove quasi non si vede

accompagno il ricordo di ogni ospite come transito di vita..e soggiorno un po' sopra questa presenza mutevole, che parla del passato accarezzandomi la mano..in fondo è stato detto tutto quello che vorrei e nello spazio ristretto dai sogni resta un ritratto imperfetto di Morgana e tutte le sue manie..in quella sfumatura pallida di ogni ritorno, in quell'istante brevissimo dove dimorano gli uomini posso dire sono stato.
Cambiare editore è cambiare casa, una sorta di trasloco senza sudore, ma con molta fatica. Come il primo bacio, non si scorderà mai chi ti ha messo nello scaffale di qualche libreria del centro. Spesso si attribuisce all'editoria, così detta minore, la scarsa visibilità di un'opera, ma l'altra faccia della medaglia rivela problemi più complessi, che rivestono il disinteresse per una letteratura che si etichetta emergente, ma sarebbe più corretto definire in emergenza. I progetti ci sarebbero anche, l'impegno pure, la volontà di creare sinergie invece viene sempre meno, per l'arroganza di chi crede di eleggersi a vate per aver scritto 4 versi. Siamo tutti carta da macero, quattro gatti ai reading, ma non sappiamo smettere di scarabocchiare su carta e ogni tanto incontriamo qualcuno che cammina per un pezzo di strada con noi..il santo protettore degli ubriachi è senza dubbio parente di quello degli scrittori. Un grazie ad Orizzonti per tutto quello che ha fatto per me e un augurio a Lieto Colle che mi supporterà in questa parte del viaggio.
Sono sempre quelle strade lì, le stesse dei tuoi passi e gli angoli con sempre meno sorprese. Gli stessi odori da mercato, il sudore di chi non ha coraggio di cambiare e si convince di non poterlo fare...e come è buffo starti a guardare da quei quattro quarti di distanza e immaginare che mi diverto ancora nel tuo sbuffo da massaia, per i sorrisi regalati con una certa non curanza, che si allontana poco a poco sino a diventare timidezza.
In questo catino dove ci incontriamo sempre senza vederci più, non è rimasta neanche l'illusione di un dedalo di vie per evitare di incrociarsi, come fossimo rinchiusi in una storia di carta, di strappi e manie.
Ci sono sempre dentro tutti in queste parole accoccolate in gola, ogni tanto qualcuno viene fuori, dice la sua, sputa sentenze, poi si rifugia mendicando dignità in un nuovo silenzio da protrarre nel tempo. Altri ti solleticano a scrivere verbi grezzi per sentirsi meno soli, imperativi audaci buoni solo da ostentare nell' alta società.
...e così a volte mi perdo, avvinghiato a qualche crampo vagabondo, con l'entusiasmo dei principianti smarrito in qualche anfratto, restando a guardare questo affollato momento che fugge e rimanda soltanto le voci del vento, il riflesso di queste facce pallide, lo schermo dove proiettano i sogni.