lettera aperta a tutti quelli che gentilmente hanno arricchito il dibattito
Esortandomi a lavorare con lentezza, mi ammonivi tempo addietro sulla vanità della parola, su quel fluire che risulta vano se non vi è assennatezza .Credo però, che la parola appartenga a una triade, composta da pensiero e azione, quando ci si accosta ad esse, rispettandone la sacralità che questa sequenza racchiude, siamo in presenza di un messaggio che tenda, già di per sè a dilatare lo spazio. Ridurre la distanza, vuol dire prendere coscienza del varco che c'è tra il raggiungibile e l'irraggiungibile. e questo avviene misurando l'afferrabilità del mondo o la sua evanescenza. Ti parlavo di una certa ricerca, che provo a portare avanti, definendola, con un po' di supponenza "ontologia del presente"; vorrei specificare qui che in questo caso, intendo il presente come intervallo che scorre tra la scelta e la realizzazione. Non che questa specificazione serva a molto, me ne rendo conto, quanto meno circoscrive il campo di gioco. Mi interessa molto il porsi, dell'essere nel presente,e credo che questo non esuli da una critica all'occidentalizzazione del mondo, ti confesso che ne ho le palle piene di un certo pacifismo di maniera, di chi crede alla selezione naturale e predica la non violenza.
alessandro