
vorrei un altrove qualunque
dove immaginare il cielo
diventare casa, fondamenta
per le stelle

vorrei un altrove qualunque
dove immaginare il cielo
diventare casa, fondamenta
per le stelle
Grazie al buon esito della scorsa edizione, nel quale si è riusciti nell’intento di dimostrare che è ancora possibile parlare di poesia anche nelle nostre realtà e che poesia non è una parola che spaventa , ma che accomuna e avvicina alla bellezza dell’animo umano Il 26 e il 27 luglio Terzolas ospita per la seconda volta una manifestazione interamente dedicata alla parola poetica. Nella splendida cornice del palazzo “Torraccia” e nelle vie del paese grazia all’ausilio di poesia a strappo: sono previsti una serie di appuntamenti e incontri di lettura.
Il circolo poetico Correnti e Poeti a Nord Est, le due associazioni a cui fa capo quest’iniziativa hanno organizzato un calendario ricco che prevede già dal pomeriggio del sabato letture in esterna e dopo un aperitivo poetico, dove anche per il pubblico sarà possibile intrattenersi con gli autori, alle 20,30 nella sala nobile del palazzo Torraccia una dozzina di poeti si alterneranno cercando con le proprie voci di trasmettere il loro percorso attraverso la parola. Nella mattinata di domenica interamente dedicata a presentazioni di nuove pubblicazioni, sono previste anche alcune serie di videoproiezioni che come ulteriore forma d’arte arricchiranno la manifestazione.
Alessandro Assiri per poeti a nord est
Suppellettili
per sogni a dismisura
parole articolate e complesse
e nei giorni della festa
le attese tutte appese
a sillabe protese
indossala la mano immmobile
da sinistra verso destra
senza sapere come insisti
vita che resisti

In quanti oggi siamo sulla soglia o per dirla alla Bonnefoy nella sua insidia? ...e questo non varcare che altro non è se non un' ennesima figura della lontananza?
gabbiani così
con le ali sporche
è quasi sera leggera
potrebbe essere estate
se non sapessimo la direzione
Di questo incorreggibile lontano
il sonno vago e tetro
sarò steso, sdraiato
in più stagioni
e qualcuno darà aria alle stanze
il tempo caldo della terra
entrando di sbieco
rinnoverà un sorriso
accomodandosi accanto
Se ci vedessi un ricamo in quella trama di starti davanti, di aiuti in prestito, di parola senza merito. C’è ancora troppa fretta, stanchezza e vicinanza per vedere i nostri passi o per lasciarli andare. Sono dentro ogni cosa che perdono, in ogni poco a poco dove rintraccio le mie dita che vanno via dal viso per sentirsi più all’altezza di giorni da desiderare e da far finta che non si ha paura. Avrei potuto macchiarmi ancora di più di tutti quei sogni che ho,ma il meglio lo si trattiene per sé e certe cose speri solo di rivederle al mattino.
L’albero e la pioggia, le radici e l’innalzamento, la malinconia e la necessità sono queste figure ai margini di ogni immaginario creativo e letterario, questi segni polisemici che danno forma da sempre a parole e immagini. La stessa necessità che Rilkianamente ci porta a scrivere confrontandoci con la nostra interiorità, in fondo scrivere è una consapevolezza nervosa che fa capo a delle lontananze che tutti in un certo modo tentiamo di colmare. L’albero e la pioggia come emblemi, simboli di un percorso che tenta di intercettare significati di una parola che ha, a mio avviso, come unico bisogno quello di essere accompagnata dal postumo all’attuale per arrivare almeno a una presunzione di eternità , di innalzamento fosse pure della voce per essere udita. “In poesia come nell’amore tutto si gioca nei segni” diceva Michel Deguy uno dei più grandi poeti francesi viventi. Sì nei segni, gli stessi segni che nella ricerca della parola pura, dovrebbero rispecchiare il suono della tradizione che per assurdo è termine trai più rinnovabili. Come segni appunto, l’albero e la pioggia segni della crescita, della vita e del mutamento, della caducità e del variabile, segni per una parola che tenta di radicarsi almeno per una mezz’ora nel cuore di tutti voi se avrete la pazienza di ascoltare
(apertura incontro14 maggio Rovereto) pensando l'albero e la pioggia
congedarmi dal partire
nel noto soltanto, restare
fino ad esperienza avvenuta