e io che non ho voglia di andarci
succede come in quei versi inglesi
quelli lunghi che ti fanno sentire il rumore
del prato
sembra di gemere a ogni giravolta
in un attimo qualsiasi
si arriva alla fine
ma non succede mai niente.
Una volta a Marzo vidi due amanti e adesso Marzo è qui che arriva....ma un mese è un promemoria per inventare scuse, generazioni di malori improvvisati a cui affidarsi docilmente.
Sì, costruisco ancora storie, invento qualche stagione, qualche perfetta somiglianza delle tue dita, ma non riesco più a descrivere i profili..mi mancano i profili, mi davano il mondo a un solo lato e mi lasciavano immaginare le facce buie di tutte le lune.
Stacco per un po' sono i giorni della carta
assecondo le parole che diventano oggetti

non saremo più spaesati sino a morirne
con tutta questa vita intorno
come mucchio di cazzate importanti
Vivo nella tua bocca, nelle cadenze e nelle pause del tuo dire, nelle pronuncie storpiate di ogni parola che chiede da vivere.
Consuma tu tutte le cose, la vera irrequietezza è solo dipenderne. Io sto bene come un animale nel branco, non vedo i numeri, ma solo il culo che ho davanti, si suda appena e rimane un po' di tempo per traslocare qualche volta.
Regola numero uno: strappare qualche pagina di Seneca è un gesto di conformismo, la sofferenza non si comprende si patisce
Se avessi qualcosa da dirti tra i tuoi capelli e questo soffitto così alto, se avessi qualche altro argomento oltre che voler restare come sono: pendolare precario che in tasca tiene il mondo...ma non mi viene in mente niente che non sia immmaginarti assente...e sentirla.
quell'assenza che è quasi un non vederti.
Come il mare che quassù non arriva o le cose che vanno bene solo sembrando...le tue mani ora sono scivoli che scendendo incrociano un'idea. Vieni a prendermi da quell'angolo dove non hai da fare, vieni a prendermi che mettiamo giù le cose sparpagliate cosi fatichiamo meno a restare a galla.
sono a un anno da te , con la pazienza di esser vivo e col chiudermi nei forse

ho chiesto di quei sogni che danzavano sul muro
ho chiesto che la vita ne serbasse la pietà
e del ricordo me ne frego
scatto per niente

sono così fedele all'istante
da attenermi ai forse
(e anche oggi nulla da dire)
La chiamerei Rachele, così per quella capacità di fingere poi , perchè mi ricorda il 40 dove non c'ero e si stava bene. La immaginerei con qualche sogno coloniale e qualche catasrofe in vista, qualche libro in agonia e come amante neanche un po'.
Invento sempre qualcuno che sa di te, di ogni scarto indecifrabile, di ogni sguardo al cielo e della stella che mi resta. Quì si sorride per poco, ma non ci si tocca quasi mai; in fondo riscriverti è noioso, rilancia il tuo viso e quella cultura pressapoco che non sa mai di niente...Ma Rachele è un nome bello per tornare, per riaprire la casa al mare, quella bianca con la sedia di vinimi in terrazza e un alleluja di sabbia verso il porto.
usarne le parole come fossero delitti
proiettili e progetti
ho controllato sai e non c'è mica somiglianza
punisci la mia inettitudine
alla prima occasione