sabato, 29 settembre 2007

Ogni discorso muove il corpo è l'urlo il gesto di vivere...la necessarietà dell'inutile è un dovuto omaggio a ogni imperfezione. Siamo solo segni che se la storia non uccide qualche acquazzone cancella. Riflettevo sull'inconciliabilita di due parole come movimento e stato e io che mi sono sentito per anni attraversamento e transito, mi riscopro gesto di una quiete dove questa immobilità mi puzza..A così tante cose ho creduto di partecipare andandoci..

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venerdì, 28 settembre 2007

tutto quello che si innnesta in questo silenzio e pretende di essere necessario

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giovedì, 27 settembre 2007

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Sto invecchiando, sono più nostalgico e peggio, più caparbio di ieri. Mi gioco un po’ di fantasia

 

 

 

 

spezzettando la memoria. Ho questa scrittura dei sobborghi, che mi fa sentire rintanato in una distanza e insieme questa supponenza da quartieri alti, che accentua una  ovvia solitudine. Aleggio sopra una strana indisponenza, crogiolandomi nel non fare per giustificare l’indicibile. Temo così tanto di mostrarmi alla carta che spesso non  mi rileggo, condendo la mia scrittura di refusi e imperfezioni, ma ora so che non reggerei la rivelazione di me stesso. La tua bellezza di ospite muta  fa di me un uomo più tranquillo, dove mi rasserena questo possederti senza abusarne, e questo costringerti all’ascolto non mi appare così tiranno, mentre mi assolvo, fingendo di preoccuparmi per te.

 

Non  mi resta nulla oltre questo sciabordio.  Un rumore di fondo che sottende all’immobilità del mio pensiero.  Il frastuono dell’ozio o la pigrizia di un giorno al tramonto, senza coraggio, con quello strascicare lento di passi usurati.

 

Attendo che sia per festeggiare il ritorno

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martedì, 25 settembre 2007

ho mangiato ancora qualche ora

sorrido

non avevo mai pensato al tuo corpo

diminuito

ogni assenza di peso

è qualcosa di meno a cui voler bene

sorrido

sembra l'elogio dell'adipe

e in fondo è così

ora che intavvedo solo il tuo lenzuolo

che ti accoglie

ma non ti gonfia

non ti scalda

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lunedì, 24 settembre 2007

Si può stare di spalle a scandire il tempo con il piede

e quelle cose che che capivamo solo in tre, ma da qualche parte brillavano lo stesso

ti ricordi la questura in strada, quando con "walking on the moon" mettemmo le casse sul balcone

e i bassi si regolavano a orecchio 

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domenica, 23 settembre 2007

"la tentazione della poesia continua   dubitosa di tutto, ma non delle sue ragioni"

Andrea Zanzotto

il trascinamento dell'esperienza nell'attuale, la memoria che si fa contemporanea e testimone di una partecipazione

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mercoledì, 19 settembre 2007

sono assalito da immmagini deboli e questo ispessisce l'aridità

in arte si ha sete anche quando si mente

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lunedì, 17 settembre 2007

questo tempo che basta per guardarti

è già finito immaginando abbracci

e la voglia che sorride di essere ovunque

smania impaziente di toccare l'altrove

dove le cose sono accadute

nessuna memoria perdona

solo chi resta saluta e respira

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martedì, 11 settembre 2007
"Modulazione dell'empietà" ha vinto un premietto: la segnalazione della critica al Lorenzo Montano di Verona, ne sono ovviamente contento e ringrazio anche quì chi l'ha apprezzato e il mio editore che ha creduto nel farlo concorrere
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lunedì, 10 settembre 2007

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Di quello che non ci vogliamo negare senza temerne l’eccesso, di questo Maddi, avrei bisogno ora, di questa spensieratezza e quella glorificazione dell’ effimero di cui mai sono stato capace. Invece sono qui con questa puzza di solaio, questi aromi stantii, a girellarmi i pensieri, invaghito di nulla di cui valga la pena.

 

Sono il sentire dei miei verbi remoti e l’orologio di una piazza che vedo solo nei sogni. Sento il rumore delle porte sbattute e la tensione di quell’ancora che è solo giammai. Consegno alla penna la mia indifferenza e palpeggio i contorni quasi potessi trattenere i contenuti. Sono l’imitazione delle mie confusioni, il clone dei miei concetti..mentre mendico parole che non riesco a trovare.

 

Ti tedio ed è esattamente ciò che voglio, per dividere la sopportazione del mio peso.

 

Trascino l’impostura dei miei libri e partecipo a quella farsa di senza volto che reclamano commenti ai loro deliri..che tristezza amica mia accettare oggi quello che hai denigrato ieri.

 

Vedo spesso le parole uscire da me come flutti spumosi, l’invadenza da cui mi faccio trascinare e dove vorrei riportare tutto, dire, fermare ogni cosa e invece m’immergo in un accozzaglia , in una cacofonia assordante che stento a far ritornare  sommesso ronzio.

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