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Di quello che non ci vogliamo negare senza temerne l’eccesso, di questo Maddi, avrei bisogno ora, di questa spensieratezza e quella glorificazione dell’ effimero di cui mai sono stato capace. Invece sono qui con questa puzza di solaio, questi aromi stantii, a girellarmi i pensieri, invaghito di nulla di cui valga la pena.
Sono il sentire dei miei verbi remoti e l’orologio di una piazza che vedo solo nei sogni. Sento il rumore delle porte sbattute e la tensione di quell’ancora che è solo giammai. Consegno alla penna la mia indifferenza e palpeggio i contorni quasi potessi trattenere i contenuti. Sono l’imitazione delle mie confusioni, il clone dei miei concetti..mentre mendico parole che non riesco a trovare.
Ti tedio ed è esattamente ciò che voglio, per dividere la sopportazione del mio peso.
Trascino l’impostura dei miei libri e partecipo a quella farsa di senza volto che reclamano commenti ai loro deliri..che tristezza amica mia accettare oggi quello che hai denigrato ieri.
Vedo spesso le parole uscire da me come flutti spumosi, l’invadenza da cui mi faccio trascinare e dove vorrei riportare tutto, dire, fermare ogni cosa e invece m’immergo in un accozzaglia , in una cacofonia assordante che stento a far ritornare sommesso ronzio.