Dove si va si va
scavalcando il prato e il deserto
si vive
e forse è troppo ancora
si vive solo
per nutrirsi di sole
di spigoli e frasi
di città senza nome che trattengono il mondo
Dove si va si va
scavalcando il prato e il deserto
si vive
e forse è troppo ancora
si vive solo
per nutrirsi di sole
di spigoli e frasi
di città senza nome che trattengono il mondo
Preferisco le parole esangui
i sogno stretti
riformati al giorno
Ti leggo e sospiro
il po' di rabbia che ingoio
è metafora di labbra dischiuse
Ho un umore dispersivo che fatico a relegare, sono diventato allergico alle citazioni e ai sentimenti da rifare. Taglio fette più larghe, come un perfetto ingordo cosparso di briciole, dimentico le buone maniere.
Invano, che parola meravigliosa, che sposta il pensiero di te su questa nebbia leggera che sa di laguna e canali, di cose non riuscite e gracchiar di stelle, specchi salati per lune arroganti. Dico poco e non m’importa, come di restare, in fondo non me ne frega niente, declino l’invito e torno in affanno..
Cerco te che mi accudisci
le tue mani grandi
che mi sfiorano la faccia
prenditi cura
di tutta questa vecchiezza
ammasso d’ossa
e raggrinzita pelle
tremo se non ho presagi
di vita
da chiamare progetti.
Cerco te che ti soffermi
e io che vorrei tuffarmi
invece non guardo.
(libere intercessioni da “fondamenta degli incurabili” di I. Brodskij)