domenica, 25 marzo 2007

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non c'era bisogno di restauri, la nostra mediocrità non aveva bisogno di cantieri, nessuna finestra ne balconi vista mare, solo sabbia e sale e magari ritentare

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sabato, 24 marzo 2007

Solo se esistono parole che descrivono l'altro la  scrittura sopravvive. La mancanza di significato deriva da uno svuotamento interno dell'alterità. Lavorare con gli scarti è gestire sapientemente il residuo, io non sono capace, rigetto troppo facilmente. Ho una scrittura di ripiego, fatta di dettagli di descrizioni in frammenti, diluisco lo spaesamento, sminuisco l'orrore. L'inabitabilità dell'attuale costringe l'immaginario a fabbricare mondi, ma spesso creiamo universi disabitati solo per esasperare solitudini.

...e muoiono così le parole che non sono dirette, in questo fiorire costante di insignificanza, di inutilità, che chiama relazioni dibattiti claustrofobici e cultura le chiacchere da talk show

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venerdì, 23 marzo 2007

..non soppeso le parole, mi fido troppo di loro, le lascio fluire, le ho sempre immaginate libere . Guardo il malriuscito di me e lo trovo così spoglio di significato che se avessi più tempo potrei perfino dolermene, leggo libri gialli, lì in fondo le cose vanno a posto. Oscillo piano sulla sedia mentre incanalo pensieri in versi troppo indegni per esser ricordati…e chissà chi sarà l’assassino, tutti credono che sia così importante scoprirlo, personalmente non me ne frega niente, amo di più le congetture, le necessità spesso mi fanno inorridire. In fondo lì le cose vanno a posto, qualcuno a cui addossare la colpa si trova, anche se non sempre vincono i buoni.

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mercoledì, 21 marzo 2007

surrogati del linguaggio

 

“i miei istanti sono altrettante scappatoie” deglutisco a fatica dettagli e sorrisi e mi annoia il compiacerti, ho l’impazienza dei film già visti e la voglia di tornare ai miei quaderni. “Cercare l’essere con delle parole, questo il nostro Donchisciottismo” la guerra persa prima di partire e il riflesso dell’inutile di cui ho sempre scritto, non c’è parola in cui non mi sia cercato, ma la parola poetica è un suono compromesso, rintanato troppo spesso in fondo a un ‘arroganza.

 

(il virgolettato è di Emil Cioran il resto di Alessandro Assiri)

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martedì, 20 marzo 2007
..e quest'oltre sempre a un passo da me. Tengo a distanza, scrivo a margine, guardo in alto e mi sembra più vicino, ho tasti lenti e confusioni precoci, dovrei muovere il culo andare in cucina, magari sei lì a due passi dal burro, stracolma di pensieri oleosi...   invece non accade, in queste mattine di pelli intirizzite dove sorrido per  niente e nutro dilemmi di yogurt e the
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lunedì, 19 marzo 2007

a sparire destinato

in procinto d'orizzonte

un punto piccolino che prima era una nave

singolo momento di avvenute circostanze

nessuna magia solo poche parole in corsivo, una nota per dovere, la scomparsa dell'autore

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martedì, 13 marzo 2007
Ho in mente la parola concreto, questo esistere motivato solo in funzione dell'astratto. Ne sorrido, come di qualcosa di cui posso accarezzarne le forme, anche se forma non mi sento, a malapena tratto in compimento. Comunque oggetto di questa vita provvisoria, concessione a un grumo di pensieri, materia, che fino a ieri guardavo con orrore e oggi sorreggo rassegnato 
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lunedì, 12 marzo 2007

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un' orientamento narrativo, qualcosa che sta in ballo, con quegli appelli al dialogo che sembrano tolleranza, ma nascondono allergia alla differenza.

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sabato, 10 marzo 2007

se io non brucio/ e tu non ardi / se tutti e due non prenderemo fuoco / chi mai dissiperà le tenebre

(Nazim Hikmet)

e se ogni incontro non è una conversione ( in senso etimologico di volgersi insieme)non c'è possibilità di riconoscimento. In questa possibilità spesso mancata muoiono le relazioni e ciò che resta è il trascinamento di detriti di angoscia, che non servono nemmeno più ad ammonirci sul senso tragico della vita, su quell'equilibrio precario di miseria e grandezza.

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giovedì, 08 marzo 2007
Si affacciava sulla piazza, si faceva la fila, con le tasche piene di molto meno e gli autobus presi al volo. Si girava l'angolo e mancava ancora un eternità, sudavano le mani anche in quelle mattine grigie, quelle stropicciate negli occhi e nella vita. Si affrettava il passo e sembrava si spostasse, l'unico spazio che all'uomo è concesso: tutto quel vuoto che manca all'adesso.
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