Sono prospettive, storie disattese dietro gli angoli, solo fin dove arrivano gli occhi senza estendere niente, non ci riesco più. Avviene tuttto solo fin dove posso vedere, a malapena ormai dove riesco a sentire. E quando provo a stiracchiarmi un po', magari aggiornando la memoria, mi trovo a celebrare ricorrenze, feste senza invito dove non sono ben voluto.
Ho avuto da dire per un po'
durante tutta la voglia di te
in una virilità premeditata
ho persino creduto di avere
idee mie.
Sono incapace di viaggiare
molto più di quello che posso sopportare
a volte mi nascondo pur di non partire
son sempre troppo lento
per dormirti accanto.
Me ne stavo l'altro ieri
accovacciato nella baia
rapito da un presente
che non si sa da dove viene
nel becco di un gabbiano
che molla la sua preda
e raso d'onda s'invola verso sera.

E ci ritroveremo nella pelle
di questa città
e saremo diversi
saremo persone
non lacrime o canzoni
solamente persone
di quelle con poche ragioni
e quattro baci sulla testa
Saremo qualcosa
prima di chiudere gli occhi
ci troveremo rasi ai muri
ci riconosceremo dall'odore
alla fine di questa tenerezza.
(ciao Dago, riposa bene..)
Vantiamo contaminazioni per un arte imballata d'insufficenza,l'unica cosa di cui siamo infetti è questo pressapochismo del dire, quest'arroganza dello spacciare per universale un intimità mediocre.
Tentiamo installazioni, come se rinnovassimo un collage di idee melense e l'incapacita di staccarci da questo ci rende lamentosi, piagniucolanti e l'insignificanza che prima era rifugio, diventa referenza. Che orrore. Abbiamo venduto l'anima al niente il peggiore dei demoni, novelli Faust urbani cantori di spauracchi non siamo più credibili nemmeno parlando addosso ai nostri incubi. Facciamo una letteratura da diario scolastico tra un invenzione e una bugia e la sede di lettura è l'apertivo delle sei.
Nulla degno di nota, così poche parole per cui valga la pena processare questo dire melenso. Appunti per sentimenti sommersi, aggettivi edulcorati per mancanza di coraggio e credimi in una poetica onesta non vi è nulla di peggio. Tra le tante scorgo solo frammnenti, forse un po' troppo appassionati
(..e segue come questo dilemma che non trova responso )
Soli e impreparati
dove non si cammina bene
e la ricreazione è finita
Testimoni di un epilogo
dove capire è un'offesa
parodia di importanza
e parole sbucciate
di una prolissa sequenza
e di nuovo cambio casa
lanuggine di nube
prossima scadenza.
Solo chi è contaminato diffonde e in questa vita di suggestioni accessorie, dove tutto accade in saldo, barcolliamo in aria presa a prestito, in giorno sotto-costo col profumo di tabloid.
Ho portato le mie dita in vacanza per corregggere un difetto e un attimo prima di annaffiare le piante pensavo, a quel biglietto che mi avrebbe allontanato da tutta quella staffottenza.
Arrivano le cose di un ritardo, in una bolla di speranza trascinano l’amaro del fondo e la fortuna che chiede perdono di errori, gioca con l’aria che reclama qualche paura senza nome.
Con la stessa forza delle richieste inascoltate di un cuore stropicciato, le canzoni scritte, che confondono la disperazione col sorriso, restano tra le dita e tra le note disarmate da un eccesso di avverbi e di bugie.
E’ adesso e non ce ne siamo accorti del tempo che manca per guarire. Con tutti quegli istanti che abbiamo messo al muro, coi vestiti troppo grandi in un eccesso di abbondanza ci siamo dedicati troppo a quella colpa che è diventata menzogna. E non si tratta di tempo, di finali a sorpresa, ma di ricordi che per farsi belli hanno indossato la giacca, un ricamo dove si intravede quel silenzio che macchia di disordine un respiro profondo. Un segreto inventato solo per sé, per augurasi un buongiorno dove non prendersi a calci con parole feroci.
Poi cerchiamo con i segni del possibile in questo tempo che rimbalza a cui rendiamo conto per staccarci da questa morsa di gelo
In questo cielo che si sgranchisce le gambe
Le parole tese e l’inutilità delle frasi spese
Guadagnano orizzonti immeritati
Strappandoli al vento
E in prestito a un ansia che uccide
Osservo la tua bellezza regina
fuori fuoco, fuori campo
distillare arroganza
un po’ più in là dove quasi non si vede