Accartoccio i battiti, così come si avvolgono le storie, amalgamando le parole, restando diffidenti ai comprimari. A volte credo di tessere trame, ma do solo voce ad ombre di esistenze
..poi qualcosa che ritorna nello strano assemblaggio degli estranei, un rimpasto di idee, un alito d'aria..

quello che vediamo dal basso non sminuisce gli auguri
...estrometto parole, mentre dovrei invece espellere pensieri.
Quel pizzico di estate che si affaccia e poi veloce schiaccia un sorriso con tutto il suo peso
e sono lì ad aspettare il volto di questa vita cannibale, che anche il vento si stanca di portare, come sempre vorrei proteggerti dalla polvere
ma in mezzo a noi careze timide restano appese alle mani, e ogni devastante diventa permanente, sbriciolando la paura di quel cielo sbagliato
posso
poi 4 carabattole
origine sbattuta di parole
dispersive
non sei
forse solo non ti riconosco
da una lacrima di distanza
che come sorgente sgorga
e passa
Ostile
questa cascata di scrittura
questa manciata di ovvieta
Crudele
e la storia di un amore
che ti mozza il fiato
disperde noia
e allunga una favola
verso moderno di un tempo di usura
Ad ogni domanda, ad ogni richiesta infondata, evaporo 5 secondi di vita, rigetto le parole inutili e mi illudo di setacciare tra le righe.
Licenzo il mio editor...so censirmi da solo, non sono altro che sequenze cassate, dialoghi da cestno, desueti, come film in bianco e nero che di capolavori hanno solo il profumo.
Cincischio tra i miei fogli e divento selettivo, non c'è nulla di peggio che destinare parole, ogni scrittura è finita se cerca un recapito.
Di questa anarchia accoccolata in ogni briciolo di mente, dove ne amo più ciò che mi conclude da ciò che mi consente.
Strano, come i miei personaggi smaniano in un prologo ed io così timoroso di un epilogo, forse l'incapacità di affacciarsi oltre questo spigolo di mondo..
..e chi se ne frega, potrei star racchiuso in una nevicata attesa, in una confessione mancata e scoprire che mi meraviglio di nulla, che affondo le mani nel colore, che spasimo per te.
Per il gusto di camminare più a lungo e fabbricare racconti, inventare sequenze tra le mie mani sudate e tutta questa vastità, dove mi perdo tra scuse improvvisate e lacrime, tra scartoffie e frammenti..
scendo, per il gusto di respirare pioggia, luci di fretta e notizie invecchiate, quattro passi di noia e poi il ricordo di un bacio o forse solo del tempo giusto, dell'attimo che mi hai prestato e non ti ho reso.