sabato, 27 maggio 2006

..non c'è a oggi paradosso più grande dell'affermazione di una dolcezza ,e in questa modernità dove il passato pesa resta solo la sopravvivenza ,dove il passato manca.

Per una strana ragione anche il virtuale tende a giustificarsi, ma come nelle corrispondenze è buona educazione segnalare, sarò via per un po'.

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venerdì, 26 maggio 2006

da ciò che temo mi distacco per rifugiarmi nei luoghi del consono

gli spazi abitati di cose, di distanze conosciute

e un balcone dove godere il plenilunio

se è vigliaccheria magari me ne frego

di ogni esperienza dove non gravia un capriccio, ma solo mare in odor di burrasca

giovedì, 25 maggio 2006

chiedi al pensiero che tutto condona

qualche sollievo al male che dona

( Samuel Beckett )

..e attendo il disturbo salire quasi godendo della certezza del suo arrivo..di quale cecità si accusa l'amore, se è l'unico sentimento ancora capace di scorgere l'anima.

Siamo in troppi a credere che ascoltare ci redima, una specie di sovraccarico da portare sulle spalle, illudendoci di essere assolti, solo per aver portato qualche peso. 

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mercoledì, 24 maggio 2006

non ne guardo mai la fine, quasi per rispetto, come se la dissolvenza fosse un atto privato o un qualcosa da consumare in solitudine

per l'avversità verso le sequenza trite, mi allontano di due passi, al confine esatto tra l'inutile presenza e il mostrare le spalle

ho immaginato un futuro, nello scorrere lento dei titoli di coda

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lunedì, 22 maggio 2006

La voce dei poeti esiste nel risveglio anche quando si lamenta di esser morta, é quell'"punto pullulante,dell'origine continua" come sosteneva Luzi, che rende la parola sorgiva. Credo che il compito di ogni parola detta, debba essere il risveglio dal sonnambulismo della mente e per questo,  coltivo un avversità verso la parola pigra. Amo la parola che non si limita al suo dire , ma che rimane da guardare dischiudendosi ad altri significati, ogni qualvolta la si pronuncia sottovoce.

A quasi un anno dall' apertura di questo blog, mi ritrovo ancora a condividerne le idee di partenza, quell'elogio all'insignificanza, che dobbiamo attribuire alle piccole cose e ai movimenti sottili dell'anima . Quel "nessuno" che avevo assunto solo come interlocutore è invece diventato un referente abituale per i miei malesseri, un capro a cui addossare le colpe, e tante altre cose ancora, ma la sua superfice liscia l'ha reso quasi uno specchio, per tutti quelli che hanno avuto voglia di affacciarsi.

 

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domenica, 21 maggio 2006

..scuoto la mia eloquenza per estrarre parole come dal sacchetto della tombola e sorrido all'inutilità del mio dire.

a chi, dimmi a chi importa di questa vacuità?

Questo albeggiare di notizie, questo scorgere appena, riveste le forme d'importanza per l'impossibilità di assaggiarne il contenuto

queste lettere senza destino, come vaghe pulsioni di rabbia dismessa.

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domenica, 14 maggio 2006

..stavo lì con la presunzione di occuparmi di letteratura in  attesa di qualcosa che assomigliasse a un' ispirazione, ascoltavo i miei inquilini bussare, reclamare istanze spesso giustificate.

Chi progetta un viaggio ne immagina il ritorno, io vivo circoscritto da ansie di partenze e per placarmi l'anima, allargo l'orizzonte con briciole della mia intimità.

In questo tempo che non sconta niente, tra gli anni di piombo e quelli di merda, attendo di invecchiare, con quella nostalgia da tabloid e quell'odore di ciclostile, che ci rammenta che già allora fotocopiammo sogni. 

sabato, 13 maggio 2006

Sono malato di complessità, incapace di tradurre in forme semplici mi rifugio in strutture artificiose, con una lentezza da Flaubert e uno spasmo romantico per l'agreste.

Non c'è trasloco senza valigia di cartone, l'essenza dei migranti è in  un pezzo di spago. Il resto è la distanza da mio padre, del quale non posseggo ne vizi ne virtù, ma svanire nell'uguaglianza è sciogliere un sentimento.

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giovedì, 11 maggio 2006

Vivo di un socchiudersi per timore di spalancarmi, ne ricerco le cause e ripiego dietro gli angoli di un carattere schivo.

..e questa gentilezza che non appartiene alla primavera rigetta il suo fare melenso.. resto a sbirciare i miei guai, piccolezze. nel fondo di parole che si infrangono.

Ti ho rincorso solo per guardarti da vicino, non avevo nulla da darti, nemmeno una scusa

..ho un malessere da solaio, sono troppo impolverato..desidero un recapito che non diventi un soggiorno.

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martedì, 09 maggio 2006

E allora lascia stare

con quelle mani che esplodono di segni

tanto non ci arrivo

con le passioni tristi

e come un forsennato

a pigiar sui tasti.

Dedicati a un sogno

a un altro inquilino

io non so star fermo

e allora cammino.

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