mercoledì, 29 marzo 2006

Ogni  tentativo di allrgare un orizzonte, di dilatare uno spazio è un alibi per rimanere. Io ho un universo circoscritto da passioni brevi, il corto raggio dell'ultimo autobus, che penetra le mura sgretolate di questa città piovosa.

.. e tutte le volte che ho gridato: vado, per non sapere dire andiamo, avrei solo voluto sentirmi dire: resta.

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lunedì, 27 marzo 2006

ovvero è sempre poco il tempo per guarire...

...da questa brevità da aforismi che scuote chi mi chiede romanzi, ma che ci posso fare, non ho la duttilità di perdonare i miei personaggi e non riesco per loro a inventare nuove bugie.

Potrei rivestire qualcuno di dubbi e mandarlo a fare quattro passi sul mio senso di colpa, ma mi sentirei complice di un ennesima efferatezza letteraria e tedierei tutti con un genere ritrito, ma allora che faccio? ...Attendo un finale a sorpresa, che mi faccia sentire all'altezza di un autore da dimenticare, oppure amor mio mi addormento ancora ,in questa incertezza e disordine e provo a tirare le file dei sogni.

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domenica, 26 marzo 2006
C'è una strana sospensione tra la caduta e la decadenza, tra la nostalgica utopia e la prospettiva fiduciosa. personalmente inseguo il passato perchè ciò che è vivo mi sfugge ..L'ansia tra il passato perduto e il futuro da creare genera una sonnolenza del presente, che si crogiola nel percepito, ma senza accoglierlo veramente ...L'illusione del quì e ora, è l'agonia delle cose che ti mancano da vicino e di quelle che diventano inafferrabili, è la tensione che ti lascia disarmato per l'incapacità di descriversi
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sabato, 25 marzo 2006
emerge, come bramosia che si dischiude dal desiderio degli amanti, questo affanno del rincorrersi, questa trepidazione che prolunga le attese
diviene balbettio, il fiato corto della tenerezza, al sopraggiugere dell'attimo dove qualcuno deve dire addio
 
ma cosa siamo se non il frutto di un desiderio, l'essenza del peccato che assume il mezzo come fine e confonde la gioia con orgasmi da buttare
 
cammino verso la mia latitanza e raccolgo gocce anche senza alzare il viso.
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mercoledì, 22 marzo 2006
Esce per i primi di Aprile il mio nuovo libro: "il giardino dei pensieri recisi" di Alessandro Assiri  per i tipi di Aletti editore. Contiene molte delle riflessioni apparse qui, rielaborate e corredate da un organico, che ho creduto di rendere più accessibile e tanti altri frammenti di un percorso letterario che dura  da tanti anni. Il libro è preceduto dalle parole di un amico: Paolo Ruffilli, scrittore ben più affermato di me, che regalandomi la prefazione ha investito un po' del suo tempo sorbendosi per primo la mia lettura. Disponibile su IBS e in tutte le librerie ,con un canale privilegiato per La Feltrinelli, dove si evita magari di essere presi per alieni, se si chiede qualcosa non in scaffale. Per correttezza ,comunico che i proventi di mia competenza saranno devoluti in beneficenza e che se qualcuno è interessato a una copia, basta che mi comunichi il recapito in privato.
martedì, 21 marzo 2006

Arrivo a ridosso di giorni scontati, in prossimità di altri nomi, dove mi detesto per tutto ciò che ho escluso...per i fogli strappati, le consolazioni magre, il fascino smodato per le opere incompiute.

Dove va tuto ciò che svanisce? Uno dei pochi interrogativi al quale si deve rispetto.

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lunedì, 20 marzo 2006

quante volte distratto ho ceduto al conflitto..e questo sentimento tragico che si impossessa di noi, sulla corda tra ragione e sentimento

e quelle parole che risuonano sempre: esisto perchè nell'immortalità non credo

Vorrei solo dormire per non sentirmi infrangere, per non farmi sbattacchiare, ma penso,  alla timidezza di ogni scelta e al tremore delle mani che trepidano d'attesa

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mercoledì, 15 marzo 2006

ho ceduto qualcosa concedendomi...difendendo dalla vacuità ogni parola ..in ogni incontro ho esalato un respiro timoroso..poi inumidendomi le dita rimodellavo la creta, sfiorando asperità, con quella tenerezza di chi dal progetto avrebbe dovuto prender distanza

ma guarda un po' dove siamo finiti con questo intercalare, così vicini al dono da poterlo scartare

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venerdì, 03 marzo 2006

C'ero. E un po' ci gioco dentro, come sempre,  a raccattare precarietà, in uno qualunque dei miei versi. Il lusso di queste parole servili, che hanno nella evanescenza  il proprio limite, l'instabilità di un ossessione e la fragilità di ogni schiavitù.

Dimmi cosa ci stavamo a fare, in questa pausa di utilità, che si appropria dei perchè, per avanzare rimostranze, collezioni di illusioni o ideali andati a male.

..a chi farò le mie rimostranze, consegnando la vergogna di ogni capo chino, di ogni battaglia perduta per stanchezza.

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venerdì, 03 marzo 2006

sto cercando uno spiraglio che non sia un accozzaglia di parole scomparse, una rassegnazione di questa ragione votata alla morte, perchè solo lo sgretolarsi è alla portata di tutti  " la mente ripiega in ciò che è morto perchè ciò che vive le sfugge" (Unamuno)

e a dirla così Eraclito era un pirla..potrei assumere la memoria come punto fisso, ma che ne sarebbe del mio farsi..e allora ripiego nella vigliaccheria dell'identità, da dove posso dire io e stabilire differenze, ma " ogni scrittore glossa all'infinito il suo breve testo" (Davila)

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