domenica, 31 luglio 2005
Mi piace poco la poetica nel cui verso non si specchiano gli dei. Quel velo sottile della trascendenza, dell'aspirare dell'uomo al suo superamento. Non c'è profusione più grande che non consumarsi nel tentativo.
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sabato, 30 luglio 2005
Basta con questa critica saccente, di chi si sente sull'alto dello scranno, chi trasforma tutto in faida, in malcelata appartenenza. E' una logica da servi di partito, da uscieri con la mancia. Quando si redigono delle antologie, non si può usare il servilismo editoriale, dedicando a chi pubblica in mondadori 20 pagine, chi è altrove 3. Elogi, a chi appartiene alla fucina creativa nordica e parolette, a chi ha una parvenza sudista. Basta veramente, queste cose straziano la poesia, uccidono un malato che ha già una marea di problemi. Una selezione poetica che non tiene conto dei tempi, dividendo il secolo a metà, è già segnale che non è composta da critici, perchè compito della critica, è mettere con le spalle al muro, svelare il malsano del proprio tempo, non ricorrere a classificazioni manieristiche e militanti.   
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giovedì, 28 luglio 2005

"Una donna che non sia una stupida, presto o tardi, incontra un rottame umano e si prova a salvarlo."

(Pavese - Il mestiere di vivere)

Ho incontrato molte donne intelligenti. Che fortuna. Ho incontrato molte donne che hanno fallito nell'impresa. E' una fortuna lo stesso.

Cesare, Cesare come ti amerei se non fosse per questa avversità, per questo sottile accarezzarsi delle idee.

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mercoledì, 27 luglio 2005

Troppa chiarezza travolge

il fantasma di quel dio

La pietra l'orto

il segno nel costato

mi fanno muto

-lo chiamo lo respingo

da quando l'ho veduto

(Benito Sablone, da ogni giorno un muro)

Un percorso tortuoso dove sono sempre in affanno, uno spasmo, un tendere. Un volersi umano che è come confessare di non esserlo. Monologhi che non saranno mai dialogo, per l'incapacità di riconoscersi

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martedì, 26 luglio 2005
Una strana pausa dell'accoglienza, un tentennamento del riceverti. Fingo di perdermi in baggianate, mi aggrego a qualcosa di insignificante, cerco di distanziarmi, ma sono ancora troppo veloce. Ho in tasca pochi spiccioli e non mi bastan le ragioni, rassegno la fuga a un altro fallimento, ma come nel ciclismo domani ci riprovo.
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lunedì, 25 luglio 2005
e che stanchezza strana, quasi fosse uno svuotamento, una caduta di tono . Un tremolio brevissimo, un calo di tensione. L'approccio mancato per eccesso di disordine, quando un ritardo è una scusa e lo specchio non osa gridarmi vigliacco.
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domenica, 24 luglio 2005
A volte quando mi domando cosa porterei, non mi viene in mente nulla che non siano i quaderni di Cioran, lo zibaldone di Giacomo e il vangelo di Tommaso. Per sbadataggine, i pensieri di Pascal, e cos'altro mi servirebbe se mi salvassi dall'onda?
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sabato, 23 luglio 2005

E rimango qua a leggere Pavese con quel suo titolo pretenzioso e così poco indicato alla sua esistenza "i mestieri di vivere" che buffonata per definire un tentativo. Un uomo che si affacciava al 1937 sostenendo che: "gli sbagli sono sempre iniziali". Faceva propositi per l'anno che verrà e proclamava sentenze senza appello, senza possibilità di riscatto, senza redenzione.

Invidio le cose con la sua dissolvenza, senza tensione per il non ancora, senza spasmo per il non più.

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venerdì, 22 luglio 2005
Riesco a malapena a toccare le mie sensazioni, stento a ricordare quello che ho progettato ieri. Guardo nell'imbecillità della memoria, il sipario strappato dalle sue inesattezze. Tremo di una perdita e mi rallegro di un istantanea conquista. Ho tutto ciò che serve, tranne la saggezza per dimostrarmelo.
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venerdì, 22 luglio 2005
Viaggiatori

Stretto a questa luna barbara, immagino fabbricanti di universi, progetto racconti che non vedranno la luce e gioco dentro nuvole immense, inventando solitari eroi senza parole da dire. Generazione di fenomeni con così tante lacrime versate, siamo stati ovunque senza mai andare oltre.

Pallidi come le nostre miserie, rendiamo l'anima a un Dio che forse non la vuole, partorendo nuovi paradossi per sentirci più importanti rispolveriamo ricordi di battaglie perdute

E sogno e cavalco tra innocenti praterie e corro e uso congiunzioni e
Il linguaggio che non sarà poesia si impadronisce di me insinuandosi tra le abitudini
Cattive come certe compagnie, noiose, come i codici da decifrare
Se fossi, se fossi, tutto quello che non sono
Se potessi, se potessi sarei diverso da ciò che sono stato
Sterili guerre quotidiane segnano il passo, accarezzando l'anima con simboli erotico tropicali in un alba di metallo
Mi rivesto di sale per rimarginare ferite, per allungare il mare
(da Morgana e le nuvole)







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